Develon … Think Digital

Ci passavo davanti ormai da un anno, ma mai avrei detto che dentro quell’azienda avrei trovato “un mondo” .

Develon è un’azienda giovane, credo che l’età media sia di max 35 anni, veloce nel cogliere le esigenze del mercato in cui opera, una location accattivante tipo quelle aziende americane di software dove è tutto molto ampio, organizzato e a misura di “cervello”.

Affascinante visitare i reparti tutti “processati” attraverso un approccio Lean , e ci mancherebbe anche che non ci fosse, magari prossimamente questi “illuminati” della Develon inventeranno qualche cosa di ancora più smart.

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Il CEO dell’azienda e L. Gottin, persona affabile con un carisma trasparente e un cervello in continuo movimento, l’energia che sprigiona è in ogni concetto che esprime e in ogni angolo dell’azienda che spiega.

L’azienda si occupa di affiancare chi abbia esigenza di sviluppare strategie per il business online e per la privacy non vi elenco i loro clienti, ma vi assicuro che sono gruppi enormi.

Nel suo studio, davanti ad un caffè, Lorenzo mi parla di quanto sia in grande movimento il suo mercato di riferimento  e di quanta velocità operativa ci sia bisogno per operare in modo globale,  difficoltà che invece riscontra in molte realtà vicine (nordest e vicenza) che operano ancora a velocità ridottissima.

I 70 dipendenti della Develon sono persone focalizzate che mi da l’impressione vadano tutte al lavoro con la voglia di vivere il loro posto di lavoro, una cosa oggi molto rara, anche perchè trovano nel loro CEO una persona pronta ad accoglierli e ad ascoltarli.

Da questa bella visita mi porto a casa un insegnamento … “chi continua a guardarsi la punta dei piedi, si perde di vista il paesaggio”

Develon-Gruppo

DalleOre alle Opere … aziende e cultura

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Metti una sera in un casolare di fine ‘800 a dialogare di humanitas loci, sorseggiando vini biodinamici della cantina DalleOre.

Non è un sogno è la realtà, nella cascina DalleOre, dove il padrone di casa Marco Margoni, in compagnia di Luigi Borgo, Francesco Busato e Mario Bardin, organizza serate stimolanti per attivare percorsi di cultura e di gusto che partono dall’aggregazione di persone “assetate” di socializzazione, attivatori di humanitas,  così ben spiegata durante la serata di chiusura dal sapiente racconto-presentazione di Luigi Borgo, che ha fatto da introduzione alla presentazione un bellissimo libro di Mario Bardin.

Luigi, Marco, Mario e Francesco sono quattro personaggi molto attivi nella Valle dell’Agno e grazie alla loro partnership si sono sviluppate quattro serate che hanno coinvolto più di 200 persone, accorse per vivere momenti irripetibili fra cultura e gusto.

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Vorrei potervi trasferire l’atmosfera carica di emozione che ho vissuto, ma soprattutto la passione che ho respirato, quella passione che per approccio “sportivo” mi piace vedere e mettere in tutto ciò che faccio… insomma mi sono sentito a casa, pur non essendo mai stato in quel luogo, una vera e propria magia, dove un buon vino, belle parole e una location si sono miscelate alla vita, creando un momento memorabile.

Pensate ora a cosa potrebbe succedere se queste esperienze fossero scalabili e fossero attivabili da tante aziende che coraggiosamente e in modo lungimirante scelgono nuove vie per il loro marketing, pensando alla centrlità della cultura e delle persone spostando il loro focus dal prodotto.

Un propagarsi di eventi culturali e sociali in cui le persone possano trovare di nuovo il piacere dell’incontro e dello scambio di idee per andare oltre ciò che stiamo vivendo, uno spostare i limiti impostici da altri, un vero e proprio modo di essere che ha fatto delle nostre città nel periodo rinascimentale, fucina di idee e sviluppi sociali indimenticabili.

E allora come dice Luigi Borgo diamo il via ad un nuovo rinascimento aprendo gli occhi sul bello e su tutto quanto sia attivatore di humanitas, il tutto accostato ad un buon calice e ad un buon pensiero di sviluppo.

 

 

 

 

 

ISMAT innova l’approccio HR

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Un giorno ti imbatti per caso in un concetto e tutto cambia, la tua visione delle cose prende una forma assolutamente incredibile… Vedi l’ovvio.

Ismat è un’azienda che lavora nell’implementazione di strumenti nelle l’azienda partendo da una cosa basilare, le persone.

Nei miei ormai decenni di lavoro a stretto contatto con le persone e con la centralità delle stesse mi sembra di aver incontrato un amico conosciuto e che parla la mia lingua, e lo dico con una certa enfasi, perchè fino ad oggi mi sono sempre sentito un po’ fuori dal coro.

Le risorse umane o il capitale umano al centro dell’innovazione e del cambiamento è ormai una cosa che dicono in molti ma praticano in pochissimi (credo che potrei contarli sulle dita di una mano) eppure la forza dell’ovvio è proprio questa, l’innovazione e il controllo dello sviluppo aziendale prende corpo da un’attento affiancamento delle risorse. Ad oggi molti esimi professionisti dicono che il tutto andrebbe strutturato ma non spiegano come.
Quindi…come si fa direte voi?

Innanzi tutto definendo meglio e una volta per tutte, la differenza tra responsabile risorse umane (HR) e direttore o responsabile del personale, ad oggi confusione clamorosa perchè il ruolo si ferma semplicemente a pure mansioni di controllo spesso senza neppure entrare in contatto con le persone (risorse dell’azienda), quando invece dovrebbe essere l’effetivo collegamento con le risorse stesse, attivando momenti di ascolto e affinacamento effettivi per cogliere le difficoltà della persona e insieme trovare le soluzioni più idonee al potenziamento delle proprie competenze in base al ruolo ricoperto.

Sapete qual’è il pensiero che sta alla base di questa bell’azienda Svizzera che vuole diventare anche azienda Italiana … Lavorare su indicatori del malessere “ambiente aziendale” quali  l’assenteismo e il presentismo, due momenti che toccano tutti i dipendenti prima o poi e che influiscono sui costi aziendali e della comunità in modo estremamente pesante.

Un’azienda con circa 100 dipendenti si trova tutti gli anni di media ad affrontare problematiche di assenteismo da malattia e altro di almeno 400 giornate lavoro, che gravano quasi tutte sul bilancio aziendale (da 1 a 3 giorni) e sul bilancio statale (da 4 giorni in su). Senza contate il “presentismo” che spesso è causa di “pressioni” che costringono alla presenza ma che rendi la presenza stessa improduttiva.

Invece con un semplice intervento di formazione dei manager, così come spiegano in Ismat, si può arrivare ad abbattere l’incidenza sui costi del 25% almeno, con sensibili ricadute anche sui conti pubblici e chiaramente sull’ambiente aziendale e conseguentemente sul bilancio.

Ora incominciate a pensare a cosa succederebbe se questa modalità che stà dando grandi risultati fuori Italia, venisse presa in considerazione anche da noi, partendo magari anche dalla pubblica amministrazione in cui queste problematiche sono spesso percepibili attraverso sprechi inspiegabili e a tutt’oggi cosi sensibilizzanti dell’opinione pubbica.

A presto Ismat terrà un convegno in Italia … Responsabili e Imprenditori Stay tuned

Export PMI

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Ieri sera ad Altavilla ho assisitito ad una mini conferenza presso Cuoa dove il tema era “Come cogliere le opportunità dell’internazionalizzazione”.

A parte la cornice favolosa in cui si è tenuta la serata, la cosa che mi ha colpito di più, è stato il clima “sommesso” degli uditori, abbastanza numerosi per essere un venerdi in cui tutti i vicentini si apprestano al week end nelle montagne di casa.

Tutti sicuramente incuriositi dal tema, ma l’energia che ho respirato era un mix di curiosità, disincanto, tristezza e quell’atteggiamento tipo “tanto le ho già tentate tutte”.

Uno spunto importante è arrivato da due relatori, Franco Barin di “Brain in Italy” e dall’Avvocato Eleonora Cerin specializzata in Internazionalizzazione.

Le novità sono state di carattere pratico dopo tanta teoria e immaginavo scatenassero domande su domande … sala muta.

L’interessante contributo di Barin è passato attraverso la possibilità di dare valore all’intangibile in azienda, appropriarsi di quei valori che oggi sono preda dell’ “Italian Sounding” e vengono erosi e sfruttati da chi non ha nulla a che fare con gli Italiani. Il concetto Brain In Italy a tutta l’aria di poter diventare uno strumento a salvaguardia delle aziende e soprattutto uno strumento che amplifica la consapevolezza di “valere” e di poter fare la differenza sfruttando la proprietà intellettuale che molto spesso diamo per scontata.

L’avvocato Cerin in modo molto gentile ma deciso ha fatto rilevare che a causa dell’improvvisazione si è rischiato e si rischia tutt’ora di fare dei passi azzardati, soprattutto per le PMI che oggi cercano l’estero senza “strategia” ma pensando che l’andare all’estero sia la strategia.

Le piccole e medie imprese, ma soprattutto chi le dirige, prima di andare all’estero dovrebbe incominciare (è già tardi) a fare un’autovalutazione andando oltre il prodotto o il servizio che sono in grado di erogare perchè quello non basta più, ora la differenza la fa il servizio post vendita, la presenza sul territorio, la conoscenza della cultura e una buona capacità comunicativa accompagnata da una grande preparazione delle risorse umane … per vincere le gare bisogna allenarsi e nel nord est si pensa sia superfluo!!

ForgeRossi … la forza e l’arte della forgiatura

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Arrivi in quel di Arsiero alla fine della vallata e sotto la vecchia stazioncina la Forgerossi si espande per qualche decina di migliaia di metri quadri. Tutto apparentemente tranquillo, la giornata è piovosa e non da certo colore alle fabbriche, ma anche qui la sorpresa è dietro l’angolo.

Entrando verso l’area parcheggio passi davanti alla palazzina direzionale, struttura architettonica di grande “visual” e che oggi grazie alla lungimiranza del “Patron” Rossi, del Presidente Luciano Giacomelli e di tutto il consiglio di amministrazione è diventato un “museo” di arte moderna.

Il progetto ambizioso vuole fondere arte e forza dell’industria della forgiatura attraverso un percorso di grande impatto, curato da Gaia Giulia Giacomelli, architetto sensibile e preparato su tutto quanto i colori possono dare in un ambiente che sembrerebbe monocolore… ma che in verità è una scoperta continua e affascinante.

Mentre il Presidente e l’Archietto presentano l’idea, una vera e propria scossa di terremoto scuote le fondamenta della struttura, nei miei occhi l’espressione interrogativa e leggermente impaurita viene intercettata dal Presidente che con un sorriso mi dice:

- tranquillo è la nostra pressa da 5000 tonnellate, quando viene giù si sente

Recupero la tranquillità e con la fantasia e non solo immagino come si lavori in una fabbrica che ha come “core” la creazione di anelli di metallo da nove tonnellate che servono per tenere stabili le eliche dell’eolico ma non solo quello.

Una di queste è anche in esposizione alla reception e non ti spieghi come abbiano fatto a portarla dentro.

-le abbiamo costruito tutto intorno

Mi dicono con un altro sorriso.

Le sorprese non finiscono e il tema della “trasformazione” che avviene durante la forgiatura viene rappresentato da diversi artisti che popolano l’esposizione su tre piani della palazzina direzionale.
Il progetto è nato anche attraverso una condivisione forte con i dipendenti e con il luogo, e tutti sono fieri del risultato che attiva un senso di appartenenza forte, che sta aiutanto ForgeRossi anche ad affrontare una nuova trasformazione, quella di “fondersi” con un’azienda, prima competitor, per diventare di colpo l’azienda più grossa e “potente” probabilmente in Europa per quanto riguarda tutta la gamma della forgiatura.
Mentre saluto tutti, mi viene offerto un prezioso libro dal titolo “Forge ad Arte” che incomincio subito a sfogliare e mi fa allontanare, con la consapevolezza di essere stato in una azienda che da 105 anni è orgogliosamente attenta al territorio e ai suoi dipendenti.
Ecco quindi perchè mi appassiona vedere quanto abbia da raccontare questo NordEst

http://www.forgerossispa.com

Aermec… la testa e il cuore per l’aria

sede aermecQuando entro in contatto con queste realtà industriali, così radicate sul territorio, mi coglie sempre un senso di sorpresa e ammirazione. Aermec esiste da ben 51 anni in un paese Veneto chiamato Bevilacqua, tutto ti aspetteresti arrivando, tranne che oggi questa azienda leader di mercato conta 150 mila metri quadri di capannoni con circa 1600 dipendenti.

Questo gioiello, di cui andare orgogliosi come italiani e veneti, è nato grazie alla forza e alla lungimiranza di Giordano Riello, che da una “divisione” di Riello Bruciatori oggi ha creato una realtà di prima grandezza.

Personalmente però ho avuto l’onore di conoscere il figlio Alessandro, che subito mi ha trasmesso quanto le radici della famiglia e i valori personali accompagnino ogni giorno il suo lavoro di dirigente affiancato dalla sorella Raffaella.

Mentre vi scrivo, scorro e sfoglio anche il libro dei 50 anni dell’azienda, che mi è stato donato, ed è sempre più forte la voglia di poter prendere alcuni passaggi di questa opera a testo di Stefano Tenedini che sono di grande intensità e racchiudono davvero in poche righe quanto Alessandro Riello mi ha trasmesso.

La visita alla fabbrica al suo fianco è stata un’esperienza unica, fatta di tante emozioni e continui “sbarramenti” di occhi nel vedere l’automazione e le persone andare di comune accordo come in un balletto. I bracci robotizzati svolgono il lavoro “alienante” in modo veloce e le abili mani, cuore e anima delle persone confezionano ed elevano lo standard di qualità che contraddistingue l’azienda e i suoi prodotti.

Alessandro Riello è persona entusiasta del suo lavoro e ad ogni passo, incontrando i dipendenti, non manca di salutarli e riconoscerli tutti … per me che lavoro di relazioni e persone, questo è un valore inestimabile e non lo dico per piaggeria, ma perchè ho toccato con mano la realtà dei fatti. Se Aermec è a questi livelli è sicuramente per le capacità del management, ma anche e soprattutto per l’attenzione e il coinvolgimento del personale nell’organizzazione.

Aermec oggi, ma comunque da qualche tempo, guarda al mercato estero per garantirsi flussi di ordini adeguati, ma la particolarità è che oggi il 90% della produzione è italiana e questo è un dato di grande valore, almeno per me.

museo aermecDuranta la visita, non manchiamo di passare davanti agli antichi attrezzi di Ettore Riello, capostipite del gruppo che nell’800 quasi per caso si è “coinvolto” nella riparazione delle macchine a vapore che allora erano usate per le trebbiature.

Una storia che ebbe inizio nel 1868 e che ancora oggi la famiglia porta avanti con onore… c’è una frase ricorrente nel libro e riassume il tutto  “il coraggio è mio padre, ma mia madre è la fortuna” ma mi sento di aggiungere che “i valori tracciano la strada che gli uomini veri percorreranno”… e io oggi di valori ne ho visti tanti e ho visto una persona che li incarna e li trasmette.

Personalmente pur non appartenendo a questa azienda mi sento orgoglioso che esista, che sia italiana e che rappresenti tutto il buono di questo nordest.

Alla prossima amici

Relationship

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Mi chiedevo perchè per gli imprenditori “artigiani” del nordest, e non solo,  fosse così difficile mettersi in relazione efficace con altri imprenditori, al di fuori di situazioni “organizzate”, che il più delle volte, le bloccano anzichè facilitarle.

Me lo chiedevo ed ora non me lo chiedo più, perchè dopo averne conosciuti tanti, ho capito esattamente ciò che li frena dal mettersi in “rete” per sviluppare nuovi percorsi o trovare nuove soluzioni. Ho scoperto che per cultura “sono” chiusi e non vogliono condividere ciò che sentono di “famiglia”, ovvero il loro lavoro. Non vogliono condividere ciò che per loro è “intimo”, ovvero il “loro” lavoro. Ho smesso di lottare per far capire che invece c’è bisogno di dialogo e condivisione o semplicemente di un osservatorio che sia trasversale a quello che già molti credono di avere… risultato? …lasciamo perdere, perchè a parole sono tutti dei campioni e nei fatti, lo erano fino al 2007 … poi gli è scoppiato il mondo in faccia.

La forza delle relazioni salverebbe molte situazioni oggi, per così dire, intossicate. Sarebbe sufficiente un piccolo momento d’incontro “facilitato” in cui esprimere un parere su problematiche di tutti i giorni, e ricevere una risposta ad un problema che oggi, viene affrontato sempre nello stesso modo. Attivare momenti di “match making” aiuterebbe, senza costi aggiuntivi a migliorare tutta la parte di problem solving aziendale, oggi così chiusa nelle quattro mura di un ufficio, potenziando invece, un sistema “d’impollinazione” nei settori del terziario che attiverebbe crescita senza “investimento” , se non di un po’ di tempo.

Il Tempo è l’altro problema “secolare” di tutti quelli che pensano di avere troppo da fare che non dedicare 10 miseri minuti a coltivare una relazione che potrebbe “salvare” tutta l’azienda.

Il tempo per gestire relazioni efficaci dovrebbe essere nelle skills di un buon imprenditore e a tal proposito vi lascio con una domanda a cui sono certo fare fatica a rispondere:

- Sai elencare dieci contatti che potrebbero farti risolvere alcuni problemi che oggi senti di avere?

Se hai dieci contatti raccolti, perchè non li hai ancora interpellati per provare a risolvere i problemi che senti di avere?

Buon lavoro e buone relazioni a tutti … se avete bisogno sapete dove trovarmi :)