Vimar, l’azienda che tutti abbiamo accarezzato

Screenshot 2015-04-01 08.15.38A Marostica puoi trovare cose che non ti aspetti di trovare, esistono aziende storiche e di grande impatto emotivo per quello che hanno fatto negli anni, ma soprattutto per quello che producono con continua innovazione, davvero una sorpresa continua.

Oggi sono stato in visita amichevole alla Vimar che dal 1945 produce qualità in un mondo che tutti tocchiamo. Insieme all’A.D. abbiamo visitato l’impianto produttivo, un’esperienza davvero notevole che mi ha accompagnato dall’ingresso nella hall, che assomiglia tanto ad un albergo 5 stelle, fino ai reparti dove scopri ciò che non ti aspetti.

Spine, cover, pulsanti, relè, stampi che scorrono su linee di produzione gestite da bracci robotici e persone sorridenti, tanta luce e pulizia, che subito non ti fanno rendere conto di essere in una fabbrica che credo tutti, come vi ho anticipatarticle_20131113115329000000o prima, almeno una volta nella vita abbiamo “toccato”.

Certo sicuramente almeno una volta avremo toccato un prodotto Vimar, mentre inserivamo una spina elettrica o accendevamo un interruttore, avremo sicuramente fatto quel gesto dando sicuramente per scontato che invece dietro a quel prodotto, in verità, ci potesse essere una ricerca continua e un “amore” profuso in ogni linea di produzione.

Dentro “mamma” Vimar quei prodotti sembrano tanti pezzi di cuore, vista l’attenzione e la cura del dettaglio che viene ogni giorno messa in campo.

La Vimar è carica di storia e le linee di produzione autoprodotte ne fanno una fabbrica a filiera corta che può gestire in modo intelligente e oculato gli sbalzi e le accelerazioni del mercato, attivando nuovi prodotti senza il bisogno di chiedere nulla in outsourcing.

Cosa molto interessante, inoltre, il reparto ricerca e sviluppo che è in continuo fermento per operare innovazione o creare nuovi brevetti per un mercato in continua espanzione. Prima della visita, così come mi è successo diverse altre volte nelle mie visite, non mi rendevo conto di come si costruissero prese elettriche e interruttori, anzi la verità è che non immaginavo nulla di simile e che oggi mi sembrerebbe riduttivo chiamare quei prodotti prese elettriche o inerruttori.

Oggi li chiamerei “ausili per la gestione elettrica e del tuo benessere in casa”

Buona vita amici, impariamo a guardarci intorno perchè la realtà che ci circonda è più bella di quella che sembra.

La ceramica di Nove … la famiglia Facchinello

11023973_10205377117140207_6393634710735734453_nCamminando per Nove vedi ovunque quanto la ceramica e i suoi artisti siano stati linfa vitale per il territorio, ma purtroppo oggi la realtà è un’altra, dai fasti alle rovine in meno di 15 anni. Il comparto è passato da 150 aziende attive a solo 10 esistenti e operanti oggi sul territorio.

L’azienda Facchinello è una di quelle che ancora resiste e cerca di non far morire l’arte della ceramica che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo.

Negli anni sono successe due cose, la logica del “prezzo” che ha abbattuto il mercato e la qualità e le invidie tra aziende, che hanno fatto si, che un’eccellenza anzichè fare massa critica per attaccare il mondo, si è disgregata sotto i colpi della più becera competizione … una lotta fra “fratelli” d’arte.

Entro in azienda Facchinello accompagnato dal figlio Beppe, artista bravissimo che sta facendo il salto di categoria nel gotha dei ceramisti d’arte, e mentre cammini tra ceramiche in bilico e vasi da dipingere, scopri l’energia e l’amore che il Maestro Facchinello (il papà) ha per la materia prima, mostrandocela come si mostrano le cose preziose e uniche.

2015-03-06 11.16.58Mi mostra il ciclo della ceramica dove non esistono scarti, perchè tutto è riciclabile, e mi mostra come sapienti mani creino ancora opere d’arte uniche e irripetibili a cui facciamo sempre più fatica a dare il “valore” che meritano.

Mi sento riempito di tanta gratitudine per questi artigiani che lottano con i denti e forse hanno solo bisogno di qualcuno che li aiuti e creda che le cose possono cambiare e tornare agli antichi fasti. I cinesi non potranno mai fare le cose come le fanno il maestro Facchinello e i suoi figli, non potranno mai trasferire i valori che la terra di Nove da sempre ha coltivato.

Occorre rigenerare un modello di business, troppo vecchio per reggersi ancora, e forse tramite qualche intervento di marketing e attraverso il giusto sviluppo di canali nuovi per farsi conoscere, vedremo rifiorire questa arte e forse vedremo le aziende che ora resistono, diventare nuovi pionieri di una rinascita … queste realtà non devono e non possiamo farle morire, ognuno di noi perderebbe un pezzo di se stesso.

Viva il nostro artigianato artistico, viva la famiglia Facchinello

Energitismo

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Energitismo founder Claudia Belliol Gavin Tulloch e Marco Zamboni

Che bello il mondo di Energitismo, dove il piccolo ha valore e visibilità e dove la salvaguardia dei valori prende un suo spazio nel mondo della globalizzazione, un mondo dove si scoprono i “valori umani e dell’artigianato”.

Un luogo dove la manifattura esce dalle logiche 2.0 per tornare alla storia e agli albori dove davvero albergano i valori della persona e del territorio di appartenenza.

Il progetto è portato avanti da un gruppo di “visionari” che credono nella territorialità, senza i limiti della territorialità e guardano al “piccolo” usando gli strumenti dei “grandi” per fare in modo che anche il piccolo artigiano possa avere un palcoscenico che vada oltre la “territorialità” e il campanile.

Il presidente Claudia Bettiol è una donna energica e carica di passione con una cultura accademica nel campo delle scienze geopolitiche e con una conoscenza enorme di tutto quando sia rappresentativo di un territorio, che possa essere difeso e condiviso su scala globale, ma con la particolarità di non poter essere copiato.

Una delle ultime azioni incredibili di questo gruppo passa attraverso l’impegno profuso per la rinascita della filiera della seta, e grazie a partnership di spessore e ad un progetto lungimirante ci sono riusciti, riattivando macchine che altrimenti sarebbero andate perdute.

Il progetto ha fatto partire una produzione di seta di alta qualità che ha trovato nell’azienda D’Orica un partner per lo sviluppo e l’unione di due materiali impareggiabili come seta e oro.

Non a caso in questa ultima Vicenzaoro sono stati presentati gioielli di seta e oro che faranno parlare dell’artigianato locale, abbattendo il problema dell’Italian sounding, in quanto assolutamente non copiabili, perchè la storia o si ha o non la si può inventare, come tentano di fare in molti inventandosi un Valore che solo noi possiamo vantare, il valore dell’Italian Style.

Aziende sportive … BodyFly

MG_3173-2220x800Il variegato mondo dello sport non è fatto solo di attività e prestazioni ma anche di aziende e modelli di business molto interessanti e l’azienda BodyFly, marchio registrato è una di quelle.

La particolarità del modello di business è che è in continuo movimento lavorando, nei settori riconosciuti dal Business Model Canvas, nell’area dei Partner e in quella dei Client.

Detta così per chi non conosce come funzioni un Business Model Canvas sembrerà arduo, ma l’idea portata avanti da Gennaro Setola, presenter internazionale laureato in Economia e Commercio (e non è un caso) rappresenta un modello scalabile che lavora su proposte olistiche innovative e di grande qualità.

Dov’è l’innovazione? E’ tutta nella proposta e nel servizio supportato da un grande impianto formativo agli istruttori che portano e attivano le proposte commerciali/sportive nei vari centri che scelgono di rappresentare un punto di riferimento per lo sviluppo del corpo e della persona.

Gennaro è persona capace ancor prima di essere il “personaggio” carismatico che è diventato e fa della sua enorme intelligenza emotiva un plus in ogni sua azione.

Il brand sta prendendo piede in tutta Italia ma sta come si conviene alle grandi aziende, puntando dritto al mercato estero oltre atlantico, dove l’attenzione alla proposta olistica di livello è sicuramente molto apprezzata.

Non esiste solo un modello di business che si regge sulla formazione e sulla comunicazione ma bensì anche su un lungimirante impianto di Ricerca e Sviluppo per gli attrezzi creati dalla fantasia del leader di BodyFly.

Quindi BodyFly oltre ad essere una disciplina è anche un contenitore di proposte sempre nuove che attivano idee commerciali e attrezzature “natural easy use” che vanno dalla Flyboard al Bastone di bamboo per eseguire a terra e in acqua tutti quegli esercizi “core stability” che servono per passare attraverso ad un mercato sempre più ripetitivo e povero di idee di qualità.

Progetto MoveTheLimit

biznisman_podnikatelIl progetto MoveTheLimit prende forma quando durante una corsa in solitaria ho incominciato a pensare quanto dell’esperienza sportiva di coach ho trasferito in azienda. Concetti molto semplici che attraverso la metafora sportiva hanno assunto grande rilevanza e importanza nei gruppi di lavoro aziendali con i quali ho collaborato e che li ha applicati. Viceversa l’importanza della metafora aziendale ha colto nel segno quando è entrata in contatto con gli sportivi bisognosi di “gestire” un metodo per fare, che esulasse solo dall’applicazione in allenamento, ma che li aiutasse anche fuori dall’elemento sportivo.

MoveTheLimit quindi si occupa di accompagnare aziende e sportivi nel loro viaggio verso i traguardi sperati.

Uno degli elementi che uniscono le due parti saranno le “serate con il campione” che saranno seguite dalle “serate con l’imprenditore” dove verranno trattate le tematiche MoveTheLimit e dove si svilupperà il confronto fra realtà così diverse ma così unite. Molti atleti sanno allenarsi ma non sanno garreggiare e di contrasto molte aziende sanno garreggiare ma non sanno allenarsi. Per fortuna c’è MoveTheLimit

Impresa, Cultura e passione

michi e giulio

Michelangelo Muraro presidente ConvivioItalia con Giulio Martini AreaArte

Oggi incontro Giulio Martini per la prima volta, a fare da contorno all’incontro Palazzo Chiericati che ci osserva tranquillo facendoci un poco di ombra, il Teatro Olimpico un po’ più distante ed affannato a raccogliere i turisti sparpagliati su piazza Matteotti. L’incontro è di quelli curiosi, siamo al caffe degli Artisti ma non ci troviamo ed attivando il cellulre ci accorgiamo di essere uno di fianco all’altro. Senza cell forse staremo ancora a girare tra i tavolini immaginando la nostra faccia.

Giulio è persona appassionata che sta dedicando tutto il suo tempo, dopo anni di management in casa Marzotto, alla cura della sua “opera”, AreaArte.

AreaArte è una creatura viva che si autoalimenta nel concetto del “donare”, è una realtà che versa circa il 40% di quello che guadagna sul territorio, per finanziare opere, ricerche, borse di studio ed ora sta sostenendo un proprio progetto per far arrivare fondi a tutti i licei artistici del Veneto, una sorta di crowfunding dal basso.

Non esiste azienda al mondo che si sostenga sostenendo ma soprattutto, diffondendo cultura, un modello di business scalabile che ha nella forza della passione e dell’amore per la cultura la propria “Value proposition”.

Giulio nello spiegare AreaArte è un fiume in piena inarrestabile, e ad ascoltarlo rimani li come un salmone controcorrente, prendi tutto ciò che arriva, faticando a contenere i concetti cosi carichi e coinvolgenti.

La cosa assolutamente “impressionante” è che cogli immediatamente l’importanza sociale di sostenere il progetto scuole, così come tutti gli atri progetti che hanno aiutato anche in minima parte a crescere.

Un’Azienda che ha cura del territorio e delle persone che lo abitano e  attraverso la cultura porta crescita economica per se e le associazioni culturali che la appoggiano, una cosa assolutamente straordinaria, e senza nessun aiuto pubblico.

AreaArte insieme a ConvivioItalia sta pensando ad una partnership di rete per cercare di far crescere ancora di più l’attenzione degli investitori su tutto quanto sia cultura, e quanto possa essere un investimento remunerativo per tutti.

Persone come Giulio bisognerebbe clonarle… grazie

Aziende e modelli di business

modelli di busines

business model canvas

E’ da un po’ che non scrivo su queste pagine, un po’ per mancanza di stimoli e un po’ per mancanza di tempo.

Oggi mi sono ripromesso di parlarvi di quanto in questo ultimo periodo mi sia successo, rispetto al tema aziende nord est, a me caro. Ho incontrato molti imprenditori tutti con approccio “proattivo” tutti con grande attenzione allo sviluppo delle loro “risorse umane” e quasi nessuno pronto, nei fatti, ad investire a che questo avvenga.

Tutti ora sono disponibili a fare formazione finanziata, ma poi nei fatti, sospendere il lavoro per fare formazione diventa un problema irrisolvibile, se poi gli fai due conti su quanto costi il distacco per le ore di formazione impallidiscono e spesso rinunciano alla formazione, che un attimo prima avevano sbandierato come la salvezza.

Direi che se non avessi toccato con mano non ci avrei creduto, il profondo nord est è ancora radicato al sistema “prodottocentrico”, che tanto ha dato, ma che oggi soffre in modo inequivocabile. Molte aziende sono ancora nel medioevo da questo punto di vista.

Da una veloce analisi della Confcommercio risulta che il 60 % delle aziende PMI (artigiane) fatica ancora ad avere un sito che le rappresenti, non parliamo poi della fatica nel tenerlo eventualmente aggiornato.

Moltissime non hanno un sistema gestionale, senza parlare di un CRM che possa permettere loro qualche strategia di controllo o qualche azione commerciale mirata, alcune vivono continuamente proponendo offerte sul loro prezzo listino, che probabilmente non sono mai riuscite ad applicare in pieno.

C’è qualche cosa che non va nel modo di “essere” impresa.

Molte aziende (non tutte per la verità) continuano a pensare che il modello di business degli anni 70 oggi possa essere applicato allo stesso modo e di conseguenza dia gli stessi frutti, e dicono << ha sempre funzionato così, perché cambiarlo in fin dei conti.>>

In fin dei conti, se i conti tornano va bene così ma per molte di loro i conti non tornano più.

La difficoltà ad accettare un cambiamento passa attraverso la necessità di accettare la cultura dell’innovazione come l’ancora che potrà produrre una nuova scintilla di crescita.

L’analisi del modello di business esistente può aprire nuove consapevolezze, come quella accaduta ad un’azienda orafa che dopo l’analisi è passata dall’essere impegnata al 100% nel terziario, a svilupparsi successivamente come modelleria  centro di design e prototipazione di gioielli

“Cerchiamo di usare tutte le armi per uscire dalla crisi …persino il buonsenso”