La ceramica di Nove … la famiglia Facchinello

11023973_10205377117140207_6393634710735734453_nCamminando per Nove vedi ovunque quanto la ceramica e i suoi artisti siano stati linfa vitale per il territorio, ma purtroppo oggi la realtà è un’altra, dai fasti alle rovine in meno di 15 anni. Il comparto è passato da 150 aziende attive a solo 10 esistenti e operanti oggi sul territorio.

L’azienda Facchinello è una di quelle che ancora resiste e cerca di non far morire l’arte della ceramica che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo.

Negli anni sono successe due cose, la logica del “prezzo” che ha abbattuto il mercato e la qualità e le invidie tra aziende, che hanno fatto si, che un’eccellenza anzichè fare massa critica per attaccare il mondo, si è disgregata sotto i colpi della più becera competizione … una lotta fra “fratelli” d’arte.

Entro in azienda Facchinello accompagnato dal figlio Beppe, artista bravissimo che sta facendo il salto di categoria nel gotha dei ceramisti d’arte, e mentre cammini tra ceramiche in bilico e vasi da dipingere, scopri l’energia e l’amore che il Maestro Facchinello (il papà) ha per la materia prima, mostrandocela come si mostrano le cose preziose e uniche.

2015-03-06 11.16.58Mi mostra il ciclo della ceramica dove non esistono scarti, perchè tutto è riciclabile, e mi mostra come sapienti mani creino ancora opere d’arte uniche e irripetibili a cui facciamo sempre più fatica a dare il “valore” che meritano.

Mi sento riempito di tanta gratitudine per questi artigiani che lottano con i denti e forse hanno solo bisogno di qualcuno che li aiuti e creda che le cose possono cambiare e tornare agli antichi fasti. I cinesi non potranno mai fare le cose come le fanno il maestro Facchinello e i suoi figli, non potranno mai trasferire i valori che la terra di Nove da sempre ha coltivato.

Occorre rigenerare un modello di business, troppo vecchio per reggersi ancora, e forse tramite qualche intervento di marketing e attraverso il giusto sviluppo di canali nuovi per farsi conoscere, vedremo rifiorire questa arte e forse vedremo le aziende che ora resistono, diventare nuovi pionieri di una rinascita … queste realtà non devono e non possiamo farle morire, ognuno di noi perderebbe un pezzo di se stesso.

Viva il nostro artigianato artistico, viva la famiglia Facchinello

Energitismo

Screenshot 2015-01-25 08.52.27

Energitismo founder Claudia Belliol Gavin Tulloch e Marco Zamboni

Che bello il mondo di Energitismo, dove il piccolo ha valore e visibilità e dove la salvaguardia dei valori prende un suo spazio nel mondo della globalizzazione, un mondo dove si scoprono i “valori umani e dell’artigianato”.

Un luogo dove la manifattura esce dalle logiche 2.0 per tornare alla storia e agli albori dove davvero albergano i valori della persona e del territorio di appartenenza.

Il progetto è portato avanti da un gruppo di “visionari” che credono nella territorialità, senza i limiti della territorialità e guardano al “piccolo” usando gli strumenti dei “grandi” per fare in modo che anche il piccolo artigiano possa avere un palcoscenico che vada oltre la “territorialità” e il campanile.

Il presidente Claudia Bettiol è una donna energica e carica di passione con una cultura accademica nel campo delle scienze geopolitiche e con una conoscenza enorme di tutto quando sia rappresentativo di un territorio, che possa essere difeso e condiviso su scala globale, ma con la particolarità di non poter essere copiato.

Una delle ultime azioni incredibili di questo gruppo passa attraverso l’impegno profuso per la rinascita della filiera della seta, e grazie a partnership di spessore e ad un progetto lungimirante ci sono riusciti, riattivando macchine che altrimenti sarebbero andate perdute.

Il progetto ha fatto partire una produzione di seta di alta qualità che ha trovato nell’azienda D’Orica un partner per lo sviluppo e l’unione di due materiali impareggiabili come seta e oro.

Non a caso in questa ultima Vicenzaoro sono stati presentati gioielli di seta e oro che faranno parlare dell’artigianato locale, abbattendo il problema dell’Italian sounding, in quanto assolutamente non copiabili, perchè la storia o si ha o non la si può inventare, come tentano di fare in molti inventandosi un Valore che solo noi possiamo vantare, il valore dell’Italian Style.

Aziende sportive … BodyFly

MG_3173-2220x800Il variegato mondo dello sport non è fatto solo di attività e prestazioni ma anche di aziende e modelli di business molto interessanti e l’azienda BodyFly, marchio registrato è una di quelle.

La particolarità del modello di business è che è in continuo movimento lavorando, nei settori riconosciuti dal Business Model Canvas, nell’area dei Partner e in quella dei Client.

Detta così per chi non conosce come funzioni un Business Model Canvas sembrerà arduo, ma l’idea portata avanti da Gennaro Setola, presenter internazionale laureato in Economia e Commercio (e non è un caso) rappresenta un modello scalabile che lavora su proposte olistiche innovative e di grande qualità.

Dov’è l’innovazione? E’ tutta nella proposta e nel servizio supportato da un grande impianto formativo agli istruttori che portano e attivano le proposte commerciali/sportive nei vari centri che scelgono di rappresentare un punto di riferimento per lo sviluppo del corpo e della persona.

Gennaro è persona capace ancor prima di essere il “personaggio” carismatico che è diventato e fa della sua enorme intelligenza emotiva un plus in ogni sua azione.

Il brand sta prendendo piede in tutta Italia ma sta come si conviene alle grandi aziende, puntando dritto al mercato estero oltre atlantico, dove l’attenzione alla proposta olistica di livello è sicuramente molto apprezzata.

Non esiste solo un modello di business che si regge sulla formazione e sulla comunicazione ma bensì anche su un lungimirante impianto di Ricerca e Sviluppo per gli attrezzi creati dalla fantasia del leader di BodyFly.

Quindi BodyFly oltre ad essere una disciplina è anche un contenitore di proposte sempre nuove che attivano idee commerciali e attrezzature “natural easy use” che vanno dalla Flyboard al Bastone di bamboo per eseguire a terra e in acqua tutti quegli esercizi “core stability” che servono per passare attraverso ad un mercato sempre più ripetitivo e povero di idee di qualità.

Progetto MoveTheLimit

biznisman_podnikatelIl progetto MoveTheLimit prende forma quando durante una corsa in solitaria ho incominciato a pensare quanto dell’esperienza sportiva di coach ho trasferito in azienda. Concetti molto semplici che attraverso la metafora sportiva hanno assunto grande rilevanza e importanza nei gruppi di lavoro aziendali con i quali ho collaborato e che li ha applicati. Viceversa l’importanza della metafora aziendale ha colto nel segno quando è entrata in contatto con gli sportivi bisognosi di “gestire” un metodo per fare, che esulasse solo dall’applicazione in allenamento, ma che li aiutasse anche fuori dall’elemento sportivo.

MoveTheLimit quindi si occupa di accompagnare aziende e sportivi nel loro viaggio verso i traguardi sperati.

Uno degli elementi che uniscono le due parti saranno le “serate con il campione” che saranno seguite dalle “serate con l’imprenditore” dove verranno trattate le tematiche MoveTheLimit e dove si svilupperà il confronto fra realtà così diverse ma così unite. Molti atleti sanno allenarsi ma non sanno garreggiare e di contrasto molte aziende sanno garreggiare ma non sanno allenarsi. Per fortuna c’è MoveTheLimit

Impresa, Cultura e passione

michi e giulio

Michelangelo Muraro presidente ConvivioItalia con Giulio Martini AreaArte

Oggi incontro Giulio Martini per la prima volta, a fare da contorno all’incontro Palazzo Chiericati che ci osserva tranquillo facendoci un poco di ombra, il Teatro Olimpico un po’ più distante ed affannato a raccogliere i turisti sparpagliati su piazza Matteotti. L’incontro è di quelli curiosi, siamo al caffe degli Artisti ma non ci troviamo ed attivando il cellulre ci accorgiamo di essere uno di fianco all’altro. Senza cell forse staremo ancora a girare tra i tavolini immaginando la nostra faccia.

Giulio è persona appassionata che sta dedicando tutto il suo tempo, dopo anni di management in casa Marzotto, alla cura della sua “opera”, AreaArte.

AreaArte è una creatura viva che si autoalimenta nel concetto del “donare”, è una realtà che versa circa il 40% di quello che guadagna sul territorio, per finanziare opere, ricerche, borse di studio ed ora sta sostenendo un proprio progetto per far arrivare fondi a tutti i licei artistici del Veneto, una sorta di crowfunding dal basso.

Non esiste azienda al mondo che si sostenga sostenendo ma soprattutto, diffondendo cultura, un modello di business scalabile che ha nella forza della passione e dell’amore per la cultura la propria “Value proposition”.

Giulio nello spiegare AreaArte è un fiume in piena inarrestabile, e ad ascoltarlo rimani li come un salmone controcorrente, prendi tutto ciò che arriva, faticando a contenere i concetti cosi carichi e coinvolgenti.

La cosa assolutamente “impressionante” è che cogli immediatamente l’importanza sociale di sostenere il progetto scuole, così come tutti gli atri progetti che hanno aiutato anche in minima parte a crescere.

Un’Azienda che ha cura del territorio e delle persone che lo abitano e  attraverso la cultura porta crescita economica per se e le associazioni culturali che la appoggiano, una cosa assolutamente straordinaria, e senza nessun aiuto pubblico.

AreaArte insieme a ConvivioItalia sta pensando ad una partnership di rete per cercare di far crescere ancora di più l’attenzione degli investitori su tutto quanto sia cultura, e quanto possa essere un investimento remunerativo per tutti.

Persone come Giulio bisognerebbe clonarle… grazie

Aziende e modelli di business

modelli di busines

business model canvas

E’ da un po’ che non scrivo su queste pagine, un po’ per mancanza di stimoli e un po’ per mancanza di tempo.

Oggi mi sono ripromesso di parlarvi di quanto in questo ultimo periodo mi sia successo, rispetto al tema aziende nord est, a me caro. Ho incontrato molti imprenditori tutti con approccio “proattivo” tutti con grande attenzione allo sviluppo delle loro “risorse umane” e quasi nessuno pronto, nei fatti, ad investire a che questo avvenga.

Tutti ora sono disponibili a fare formazione finanziata, ma poi nei fatti, sospendere il lavoro per fare formazione diventa un problema irrisolvibile, se poi gli fai due conti su quanto costi il distacco per le ore di formazione impallidiscono e spesso rinunciano alla formazione, che un attimo prima avevano sbandierato come la salvezza.

Direi che se non avessi toccato con mano non ci avrei creduto, il profondo nord est è ancora radicato al sistema “prodottocentrico”, che tanto ha dato, ma che oggi soffre in modo inequivocabile. Molte aziende sono ancora nel medioevo da questo punto di vista.

Da una veloce analisi della Confcommercio risulta che il 60 % delle aziende PMI (artigiane) fatica ancora ad avere un sito che le rappresenti, non parliamo poi della fatica nel tenerlo eventualmente aggiornato.

Moltissime non hanno un sistema gestionale, senza parlare di un CRM che possa permettere loro qualche strategia di controllo o qualche azione commerciale mirata, alcune vivono continuamente proponendo offerte sul loro prezzo listino, che probabilmente non sono mai riuscite ad applicare in pieno.

C’è qualche cosa che non va nel modo di “essere” impresa.

Molte aziende (non tutte per la verità) continuano a pensare che il modello di business degli anni 70 oggi possa essere applicato allo stesso modo e di conseguenza dia gli stessi frutti, e dicono << ha sempre funzionato così, perché cambiarlo in fin dei conti.>>

In fin dei conti, se i conti tornano va bene così ma per molte di loro i conti non tornano più.

La difficoltà ad accettare un cambiamento passa attraverso la necessità di accettare la cultura dell’innovazione come l’ancora che potrà produrre una nuova scintilla di crescita.

L’analisi del modello di business esistente può aprire nuove consapevolezze, come quella accaduta ad un’azienda orafa che dopo l’analisi è passata dall’essere impegnata al 100% nel terziario, a svilupparsi successivamente come modelleria  centro di design e prototipazione di gioielli

“Cerchiamo di usare tutte le armi per uscire dalla crisi …persino il buonsenso”

Develon … Think Digital

Ci passavo davanti ormai da un anno, ma mai avrei detto che dentro quell’azienda avrei trovato “un mondo” .

Develon è un’azienda giovane, credo che l’età media sia di max 35 anni, veloce nel cogliere le esigenze del mercato in cui opera, una location accattivante tipo quelle aziende americane di software dove è tutto molto ampio, organizzato e a misura di “cervello”.

Affascinante visitare i reparti tutti “processati” attraverso un approccio Lean , e ci mancherebbe anche che non ci fosse, magari prossimamente questi “illuminati” della Develon inventeranno qualche cosa di ancora più smart.

image

Il CEO dell’azienda e L. Gottin, persona affabile con un carisma trasparente e un cervello in continuo movimento, l’energia che sprigiona è in ogni concetto che esprime e in ogni angolo dell’azienda che spiega.

L’azienda si occupa di affiancare chi abbia esigenza di sviluppare strategie per il business online e per la privacy non vi elenco i loro clienti, ma vi assicuro che sono gruppi enormi.

Nel suo studio, davanti ad un caffè, Lorenzo mi parla di quanto sia in grande movimento il suo mercato di riferimento  e di quanta velocità operativa ci sia bisogno per operare in modo globale,  difficoltà che invece riscontra in molte realtà vicine (nordest e vicenza) che operano ancora a velocità ridottissima.

I 70 dipendenti della Develon sono persone focalizzate che mi da l’impressione vadano tutte al lavoro con la voglia di vivere il loro posto di lavoro, una cosa oggi molto rara, anche perchè trovano nel loro CEO una persona pronta ad accoglierli e ad ascoltarli.

Da questa bella visita mi porto a casa un insegnamento … “chi continua a guardarsi la punta dei piedi, si perde di vista il paesaggio”

Develon-Gruppo